Benvenuti a Petacciato

Nel cuore della costa molisana, incastonato tra suggestivi e scenografici paesaggi naturali, sorge Petacciato, dalla cui posizione privilegiata è possibile godere un panorama mozzafiato che si apre sul golfo che racchiude le città di Termoli, Vasto e le isole Tremiti, per poi espandersi fino al promontorio del Gargano a sud e alle montagne abruzzesi Maiella e Gran Sasso a nord. Il territorio di Petacciato è stato popolato fin da tempi antichissimi, come testimonia il passaggio di numerose civiltà, tra cui quella Frentana, Romana, Longobarda e Normanna, in cui storia, mito e leggenda si uniscono a dar vita all’essenza del territorio. Due le anime storiche di Petacciato: il borgo antico, che racchiude il Palazzo Ducale e la chiesa romanica, e l’ottocentesco quartiere Case Nuove che, attraverso corso Italia, raggiunge piazza Indipendenza. Una volta disgiunti, i due quartieri verranno riunificati attraverso la costruzione del moderno viale Pietravalle intorno alla seconda metà del novecento.
​Il borgo antico è circondato da una natura rigogliosa e da scorci verso il mare di incredibile fascino. Di origine medievale, l’antico abitato nasce racchiuso intorno ad una preesistente fortificazione normanna, attorno alla quale si svilupparono poche casupole di coloni, che si occupavano di rendere produttivo il fertilissimo fondaco. Una chiesa in stile romanico e probabili mura, testimoniate dalla presenza documentata di due porte di accesso verso nord e verso sud, purtroppo ora non più visibili, completavano il piccolo borgo.

L’antica Petacciato fu edificata e distrutta numerose volte, come nel 1456 a causa del violento terremoto che distrusse gran parte dei borghi del Molise o nel 1463, quando l’abitato viene raso al suolo da Antonio Caldora, protagonista della lotta per il controllo del territorio tra Angioini e Aragonesi, che volle punire la fedeltà del borgo a quest’ultimi. Nel 1566, invece, fu distrutta dall’incursione dei temibili turchi guidati da Pialì Pascià, ammiraglio del Sultano Solimano II, che mise a ferro e fuoco tutte le città costiere tra cui Pescara e Termoli. Furono i d’Avalos gli ultimi a ricostruire il borgo, portando con sé nel 1818 i coloni i cui cognomi sono tuttora presenti a Petacciato.

Il Palazzo Ducale d'Avalos
Passeggiando in piazza Belgioioso sembra di sentire ancora, tra le mura delle case in mattoni e pietra arenaria che cingono la piazza, l’eco dei coloni operosi che preparavano l’arrivo della Duchessa Ortensia in occasione del raccolto. Un rumore soffuso ma concitato che si diffondeva lungo i vicoli che affacciavano verso il mare e verso la stazione dei treni, grazie alla quale, la Duchessa si muoveva agevolmente tra Napoli e Petacciato dove soggiornava nel Palazzo Ducale d’Avalos. Di impianto medievale su probabili preesistenze Normanne, il Palazzo doveva apparire con possenti mura ed elementi tipici delle fortezze normanne, andate perse nel corso degli anni, a causa delle frequenti devastazioni dovute a terremoti ed incursioni.Fu utilizzato anche come casino di caccia, grazie all’esteso querceto che circondava il paese e fu solo grazie ad Ortensia d’Avalos che nella seconda metà dell’ottocento ci fu la sua totale ricostruzione con l’innalzamento anche di un secondo piano ad uso residenziale. Il progetto, realizzato dall’ingegnere Enrico Vetta, si avvalse dell’utilizzo delle cave esistenti a Petacciato per ridare al Palazzo sembianze medievali, anche aggiungendo beccatelli e merlatura, tipici del periodo. Quando il Palazzo era abitato da Ortensia d’Avalos e da suo marito Giovanni Quarto esso veniva descritto come riccamente adornato da suppellettili e mobilio di pregio, con statue, bronzi e armi antiche. La sala al piano inferiore conteneva animali impagliati a memoria e vanto delle ricche battute di caccia che il Duca organizzava con tutti i nobili del circondario e che si chiudevano sempre con grandi banchetti e feste. Alla morte della Duchessa il Palazzo fu conteso tra Giovanni Quarto e la sorella di Ortensia, Carolina d’Avalos. La storia racconta di un testamento contraffatto dal Duca Quarto in suo favore. Passato dopo anni nelle mani del Marchese Domenico Battiloro, perse progressivamente moltissimi pezzi d’arredamento. Il Palazzo ormai decadente fu donato dagli eredi Battiloro al Sovrano Militare ordine di Malta e in seguito venduto al Comune di Petacciato.
La Chiesa di Santa Maria
A Petacciato, gli abitanti del luogo siedono ancora davanti alla graziosa chiesa di Santa Maria, conversando gioviali in un’immagine da cartolina. Edificata nella seconda metà del XII secolo, si presenta a tre navate, con struttura portante in muratura di pietra arenaria, abside centrale e due absidi minori di cui una non più visibile all’esterno, perché incastonata all’interno di una abitazione privata. La chiesa di Santa Maria, segue da sempre il destino del Borgo e fu quindi distrutta o danneggiata più volte. La ricostruzione più importante si ebbe nella seconda metà del XVII sec ad opera dei d’Avalos. Dopo l’epidemia di colera che colpì Petacciato nel 1837 la chiesa fu intitolata a San Rocco, patrono degli appestati ma, con i recenti restauri, è stata ripristinata la titolazione a Santa Maria. Durante tali restauri è stata restituita ai fedeli la piccola ma suggestiva cripta a tre absidi ed intervallata da colonne rustiche che sorreggono il sovrastante altare. All’interno della chiesa è conservata la bellissima scultura da processione in cartapesta che raffigura San Sebastiano, realizzata dalla bottega dei Falcucci di Atessa. Attualmente si accede alla chiesa tramite quello che era l’ingresso laterale, mentre la veduta aerea e lo studio della planimetria, ci raccontano di una chiesa molto più grande con pianta a croce latina. Accanto alla navata sinistra, sorge il suggestivo campanile romanico a base quadrangolare, apparecchiato con blocchi disuguali che partono alla base più possenti, per poi alleggerire la struttura verso l’alto con blocchi più piccoli. Il campanile è suddiviso da tre cornici che ne scandiscono l’altezza e nella sezione centrale è decorato da archetti e pilastri aggettanti. Sono presenti anche tre blocchi di riuso, raffiguranti alcuni animali e un antico guerriero. Prima del recente restauro si presentava privo di tetto e con alla sommità una balaustra in metallo a testimonianza del suo passato utilizzo come torre di avvistamento.

Lu Puzze Vallone
Il leggendario pozzo, la cui riproduzione si trova all’ingresso del borgo antico è simbolo e custode di un’antica leggenda alla quale si è ispirata la canzone diventata nel tempo l’inno di Petacciato. La leggenda narra che chi beve l’acqua de “Lu Puzze Vallone” resta irrimediabilmente innamorato del paese, tanto da non volersene più andare e rimanere a Petacciato per sempre. Il vero pozzo è tuttora esistente ma localizzato in aperta campagna. Puoi cimentarti nella sua ricerca ma credici, non occorre bere la sua acqua per innamorarti di Petacciato!
I Viali

I due più importanti viali di Petacciato sono simbolo della storia che cambia il territorio. L’abitato di Petacciato rimase pressochè chiuso nel borgo antico fino alla seconda metà del 1800. Con la crescita della popolazione, si ebbe la necessità di edificare altre abitazioni e così si cominciò a costruire il nuovo quartiere denominato “Case Nuove”, ubicato attorno alla attuale Piazza Indipendenza e al suggestivo Corso Italia. Formale richiesta di edificazione, raggiunse l’allora Comune di Guglionesi di cui Petacciato era frazione, nel 1894 e già nel 1901 una mappa catastale riporta un quartiere nuovo quasi pari a quello antico. In mezzo ai due agglomerati urbani per anni i Petacciatesi hanno lasciato la campagna e una strada sterrata a congiungerli. Al centro di essa fu edificato nel 1937 il grande edificio scolastico monumentalista adibito anche a casa Comunale nel seminterrato. La costruzione di questo edificio diede il via alla costruzione di numerose abitazioni e, nel 1964, anche alla costruzione della nuova chiesa, portando a compimento il ricongiungimento dei due borghi: case vecchie e case nuove. Dalla definitiva unione ne scaturì il moderno viale principale, intitolato a l’On. Michele Pietravalle sostenitore della causa di indipendenza di Petacciato dal Comune di Guglionesi. Anche grazie alla sua intercessione Petacciato diviene Comune Autonomo nel 1924. Nella visita a Petacciato non dimenticare Corso Italia, con i suoi suggestivi scorci e le abitazioni in pietra arenaria e viale Pietravalle centro della vita cittadina e della movida notturna.
Murales - Neve
Anche Petacciato è stato coinvolto nel progetto Street Art di Enel che trasforma le cabine elettriche in tele per la street art. In occasione del 700esimo anniversario della morte di Dante Alighieri, Enel ha celebrato il Sommo Poeta con “Le Cabine del Paradiso”, progetto artistico che ha ricevuto il Patrocinio del Ministero della Cultura. Nove cabine in tutta Italia ospitano i nove cieli dell'ultima delle tre Cantiche della sua “Comedìa” in una rappresentazione allegorica. A realizzare gli artwork è stato il writer di fama internazionale Danilo Pistone, in arte Neve, uno degli esponenti più rinomati del neomuralismo in Italia, che utilizza la luce e i giochi di contrasto per la realizzazione delle immagini rappresentate sulle cabine. Nella caratterizzazione precisa di ciascun cielo l’artista rivela il suo legame con la Cantica e con Dante, nonché la connessione con l’elemento fondante del committente Enel: la Luce che, rappresenta "la sostanza stessa", l'energia dell'amore che muove tutte le cose, nei versi del poeta toscano. Per rappresentarla, Neve ha scelto, come nella sua cifra stilistica, di dipingere sul fondo nero, per farla emergere dalle ombre. A Petacciato realizza “L'Ottavo Cielo (Stelle fisse)”. Qui l’artista reinterpreta in chiave moderna il Cielo VIII, quello delle Stelle fisse, dove risiedono le anime trionfanti e dove San Pietro interroga Dante sulla Fede, il suo contenuto e la sua origine, e le prove della sua verità. Neve qui rappresenta, nella lotta tra Fortuna, bendata e con in mano una cornucopia, e Psiche, al centro dell’opera, il contrasto tra fato e intelletto. Attento anche alla sostenibilità ambientale, l’artista ha utilizzato anche un tipo di vernice che assorbe la CO2 e che ha dimostrato la sua efficacia generale nella riduzione di agenti inquinanti e nell'abbassamento della temperatura superficiale.
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